L’ARTE DEL CORTEGGIAMENTO NELL’ANTICA ROMA

L’ARTE DEL CORTEGGIAMENTO NELL’ANTICA ROMA.

Lo stereotipo che generalmente accompagna la visione sull’amore e la sessualità degli antichi romani è quello della libidine più sfrenata e di una libertà che, se confrontata coi tempi nostri, li facevano apparire assai più moderni di noi. In realtà limiti e norme morali non erano assenti, così come pregiudizi o moralismi vari, anche se per lo più disattesi. Ma, al tempo del tramonto della Repubblica, con l’ampliamento dei confini, la koinè tra popoli e tradizioni diverse, una maggiore orientalizzazione dei costumi, anche la mentalità mutava ed ebbe ripercussioni tanto sulla sfera pubblica, quanto in quella privata, compresa quella sessuale. Veniva minato il cuore della cultura e della società romana, quella familia che ne rappresentava le radici e per la quale i Romani avevano nutrito sempre un profondo rispetto, quasi sacrale, verso le sue istituzioni. Occorreva intervenire in modo forte, incisivo, con una legislazione moralizzatrice in materia: a questa pose mano Ottaviano Augusto, che, disprezzata la lascivia a cui si erano abbandonati Antonio e Cleopatra e disonorato dall’impudicizia della figlia Giulia, relegata poi sull’odierna isola di Ventotene, ritenne opportuno limitare le troppe libertà cui i Romani erano dediti e che minava il fulcro primario di quel mos maiorum tanto caro al principe conservatore.
Si riaffermavano con essa i ruoli, le gerarchie, il comando del pater familias; si riconosceva maggior tutela e una più forte limitazione ai diritti delle donne (sebbene non si trascurasse la sociale di queste, come custodi del focolare domestico). Nuove norme regolarono le modalità di adoptio, ampiamente sfruttate poi per la legittimazione di eredi nella nascente età imperiale.
Per quanto potessero esistere norme castigatrici o finalizzate al recupero di una data sfera di pudore, i Romani non rimasero inermi alle avventure galeotte, alle conquiste quasi eroiche sulla scia dei grandi protagonisti del mito; ma anche la seduzione è un’arte e occorre essere educati a questa, perché la spinta alla passione non possa recar danno al novello amante. Soccorrono allora i maestri per eccellenza, coloro i quali conoscono l’amore in tutte le sue sfumature, dalle più delicate alle più oscure: i poeti. Tibullo, Properzio e il maestro dell’amore per eccellenza Catullo, per citare i latini. Gli epigrammisti (anche se è un genere tardo rispetto al periodo ora considerato), la poetessa di Lesbo, Saffo e altri ancora, tra i greci. La visione dell’amore che essi regalano è quella ”filosofica”, contemplativa, ma al contempo agognata, sognata e sovente disperata a cui fa eco quella poesia costruita su metafore e immagini dalla carica altamente erotica.
Le pitture parietali assolvono ad analoghe funzioni: l’impatto delle immagini è una costante nella cultura antica, capace di provocare reazioni molto forti. Pitture decorative con scene esplicitamente sessuali si trovano per lo più nelle stanze nuziali.

Infine, in soccorso dei più timidi ed impacciati accorreva la manualistica. Stando alle ricerche, i manuali d’amore erano molto diffusi e si differenziavano dai testi poetici innanzitutto per il tono meno solenne, ma soprattutto a livello contenutistico, rappresentando essi vere e proprie guide pratiche per imparare ad esplorare le impervie vie della passione. Sembra che anche Epicuro, come riporta Concetto Marchesi1. Tra questi ”manuali” l’unico pervenuto per intero è l’ARS AMATORIA(1-2 d.c.), in tre libri, composta da Ovidio. Con un linguaggio poetico semplice e accompagnando alle indicazioni esempi tratti da esperienze personali e dal mito, il grande poeta guida gli uomini nella faticosa impresa dell’amore, riservando (nel terzo libro) qualche consiglio anche per le donne.
Dalla semplice avventura ad una storia duratura, la necessità di saper maneggiare con destrezza questa arte impone una guida e il poeta è disposto a dare consigli, premettendo, tuttavia, di non voler in alcun modo trasgredire alle norme vigenti.
Con toni moto leggeri e concetti diretti la prima regola che, chi ha in progetto di far conquiste, deve applicare è la più banale: scegliere la donna. E si badi che bisogna non accontentarsi di quella che si concede con facilità, perché ella potrebbe benissimo fare altrettanto con qualsiasi uomo. Tenersi lontano da lupanari e taverne e si prediligano i portici, specie quelli di Ottavia, di Pompeo, Livia o Apollo; anche il foro è luogo di raduno ideale e proficuo. Nulla è meglio delle corse dei cavalli, in quanto l’ammassarsi della calca ti potrà permettere di avvicinarti alla donna e bisogna prestarle accortezze(sollevarle la veste se troppo lunga -ottima occasione per poter ammirare le gambe), bisbigliarle, data la stretta vicinanza parole dolci; così anche al circo e nelle arene. I banchetti e le mense hanno il vantaggio di sciogliere le parole e rendere meno impacciati grazie al dono sacro a Dioniso, il vino. Non si esageri, tuttavia, perché è una lama a doppio taglio!

Dunque: scelta la donna, individuati i luoghi idonei non resta che passare all’azione. Farsi notare dalla donna, rivolgerle pochi e discreti complimenti (non apparire uno stalker, dunque) permetterà a lei di notarlo e l’indifferenza alle volte può suscitare in lei gelosia. State tranquilli, uomini, raccomanda Ovidio, perché tutte possono essere corteggiate, alla fine una di esse cederà.
Più vicina all’amata della propria ancella non vi è nessuno: si conquisti la fiducia di questa per prima cosa, ma evitare altamente di cedere prima a lei, anziché alla sua padrona. Tramite i servizi di questa far recapitare alla donna doni, ma soprattutto lettere, in cui si fanno promesse. Il dono consuma il desiderio e una volta ottenuto, l’amata potrebbe abbandonare il corteggiatore.
Se la donna è già unita in matrimonio ad un altro uomo, l’aggraziarsi il marito è mossa giusta: durante le cene che questi darà, col supporto del vino, scambiare sguardi languidi alla donna, sederle accanto, bere dal bicchiere e nello stesso verso di quella e soprattutto lodare il marito, ridere alle sue battute e cogliere l’occasione per brindare alla fortuna di costui che ha il privilegio di condividere il letto.

”Non amo il vino; però se mi vuoi ubriacare
gustalo tu per prima, e allora l’accetto.
Se lo toccherai con le labbra, non è facile restare sobrio,
e neanche sfuggire alla mia dolce coppiera.
La cppa trasporta il bacio da te fino alla mia bocca,
e mi annuncia la grazia che ha ricevuta”2
‘Questo e nient’altro è la vita: la vita è piacere.
Alla malora le angosce. È breve il tempo per vivere.
Presto il vino, le danze, le corone di fiori, le donne.
Voglio star bene oggi, giacché il domani è oscuro,,3
Occorre da ultimo avere un aspetto che non tradisca vanesio o trascuratezza: si eviti il ferro per i boccoli alla greca, la rasatura e lo sfregamento delle gambe con la pomice. Non mostrare di avere troppo interesse nella cura del corpo: il corteggiatore è l’uomo, non la donna. La barba deve essere ben rasa, i capelli ben sistemati. Non trascurare quelle piccole cose che possono non lasciar trasparire condizioni opposte alle reali. Seguendo tutti questi consigli, l’Amore potrà risultare vincitore.

Bisogna, però, considerare anche quelle relazioni che non sono finalizzate ad un amore fugace e libidinoso, ma che vorrebbero raggiungere l’obiettivo di una relazione stabile. A tale tema è dedicato il secondo, in cui il poeta cerca di tratteggiare la figura ”dell’amante perfetto”. Fortemente scongiurato il ricorso a pozioni o formule magiche: come non ricordare l’effetto di questi su Medea o Circe? Saper essere amabili e soprattutto mostrare sicurezza e saggezza è requisito più apprezzato della mera bellezza, valore effimero destinato a dissolversi nel tempo (Ulisse non era certamente famoso per la sua bellezza, eppure la sua abilità nel narrare fece innamorare di lui Calipso).
Potrà capitare di incappare nei litigi e la violenza potrebbe prendere il sopravvento: nulla di più volgare e più rovinoso. Evitarli sarebbe la soluzione migliore, ma poiché la colpa è sempre della moglie, bisogna in tal raddolcirla con parole grate, tornando da essa con frasi dolci che l’allietino.
‘Per appiccare un incendio sapiente al cuore dei giovani,
metterò Amore in cima alle mie parole,
perché Amore sa bene come ardere con le parole”4.
Assecondarla e fare tutto ciò che chiede, anche reggerle lo specchio5. Se chiede di vederti al Foro, andare subito e non farla aspettare, anzi presentarsi prima e ritirarsi solo se il tempo di attesa è troppo lungo; se la notte chiede che qualcuno la possa riaccompagnare a casa offrirsi per primi; quando, in campagna, manda a dire che ti desidera, lasciare tutto e correre, sfidando la notte e le intemperie e se ti lascia davanti la porta, non demordere e resistere.
”Ieri Galatea mi ha sbattuto la porta in faccia,
aggiungendo all’atto anche parole oltraggiose;
<<L’oltraggio è la fine dell’amore>>: proverbio insensato:
l’oltraggio alimenta piuttosto la mia bruciante passione.
Ho giurato di restare lontano da lei un anno intero
ed eccomi, ahimè, già questa mattina, che vengo a supplicarla”6
Importante è lodare sempre la donna, in ogni cosa che fa, anche se vuol dimostrare di saper cantare, ma non è intonata. Ugualmente non criticare i suoi difetti, bensì abituarsi ad essi: col tempo non ci si farà più caso.

Il tradimento è brutto, ma è un errore in cui si può incappare facilmente: allora lo si nasconda, si eviti di farlo in luoghi comuni o frequentati dalla moglie e,soprattutto, negare sempre!
Non ci si vanti dei troppi amanti; non ci si lasci afferrare dall’ira se la moglie tradisce: in tal caso non la si umili. Venere e Marte cedettero alla passione più focosa. Vulcano li sorprese e legati li espose al ludibrio degli altri dei. Un simile affronto non può far altro che rovinare il rapporto. Infine non uscire mai di senno se altri la lodano.
Le donne mature hanno maggiore esperienza, certamente, e la loro abilità è tale che l’amante si sentirà un artista.
‘Preferisco le tue rughe, Filinna, al fiore di tutta
la giovinezza […]
Il tuo crepuscolo vale più della sua primavera.
Il tuo inverno è più caldo dell’estate di altre”7.
‘L’armi v’ho dato, come già Vulcano
le forgiò per Achille. Col mio dono
vincete dunque come già egli vinse.
Ma chi di voi, usando le mie armi,
potrà piegare Amazzone al suo amore,
su quelle spogli conquistate scriva:
<< Mi fu maestro Ovidio>>8
Il terzo libro è dedicato alle donne. Ovidio le invita a vivere, a lasciarsi andare all’amore, alla passione, senza remore, perché la giovinezza non è eterna e la vecchiaia incombe e l’attrazione pure. Per il resto fornisce consigli sulle vesti, sul modo di presentarsi e comportarsi e via dicendo.
Non trattare questa sezione è stata una scelta personale di chi scrive: in un’epoca barbara come quella in cui viviamo, con uomini che indegnamente possono definirsi tali; un tempo in cui le donne periscono sotto i colpi di personalità sole, malate, fragili; un’epoca che con tutto il suo progresso deviato ha finito col corrodere i principi elementari e torna a sottomettere la donna come in passato, si è voluto semplicemente riproporre questo testo, che alla volgarità sostituisce la grazia; che dimostra come la pazienza, la delicatezza, la passione ripaghino assai più delle parole esplicite, dei gesti meschini e criminali. Un testo che dimostra come la vera virilità è quella che fa della sua donna una dea, che le porge il rispetto e la venerazione ad essa dovuta.
 

 

1C. Marchesi, Un’arte di amare, Torino 1953 in Ars Amatoria, ed Fabbri 2004

2Agazia Scolastico. In Antologia Palatina, epigrammi erotici, libro V, ed. RCS Rizzoli libri, 2007, Milano.

3Pallada, epigrammista. Ibidem

4Anonimo. Ivi

5Può apparire una banalità, ma nell’antichità era un compito che spettava alle schiave: pertanto ciò che Ovidio invita a fare è di piegarsi sino ai compiti più sgradevoli per mostrare la propria ”sottomissione”.

6Paolo Silenziario. In Antologia Palatina, epigrammi erotici, libro V, ed. RCS Rizzoli libri, 2007, Milano.

7Ibidem

8Ovidio, Ars Amatoria, libro II, ed Fabbri 2004 pag. 175

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